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Biografia

Dario SalasViviamo in un mondo dove viene data un’importanza esagerata all’intelligenza umana, credendo che nella misura in cui le persone sono intelligenti il mondo sarà via via migliore. L’attuale stato dell’umanità non sembra confermare questa teoria, visto che la fame, la guerra, la povertà, la depressione, l’angoscia economica, lo stress, la corruzione, le catastrofiche malattie aumentano, malgrado l’incremento del livello intellettuale delle persone.

Ci siamo trasformati in macchine pensanti, con notevoli svantaggi rispetto allo stesso significato dato ai computer, visto che quest’ultimi mancando di passioni sono in grado di analizzare oggettivamente, entro i limiti dati dai loro stessi programmi. È un dato innegabile che l’intelligenza è al servizio delle nostre passioni e che se le cose restano così non abbiamo molta speranza di costruire un mondo migliore.

I valori spirituali sono stati relegati in secondo piano rispetto alla pressione della ricerca della prosperità materiale, sulla base del credo che più benessere materiale raggiungiamo più ordinato diventerà il mondo. Ciò nonostante è successo esattamente il contrario, dato che il mondo nel suo insieme è sempre più disordinato, visto che la nostra arroganza ci impedisce di assumerci la responsabilità di quello che sostiene la seconda legge della termodinamica: “nel mondo l’entropia, o quantità di energia non disponibile, tende sempre al massimo”.

Ci dobbiamo ricordare che contiamo solo su due fonti di energie: le risorse naturali e il sole, ed entrambi sono limitate. Cosa ci impedisce di renderci conto della nostra reale situazione? Perché così tante persone intelligenti non possono fare in modo che il mondo sia più in pace, giusto, accogliente ed umano? Perché la scienza e la tecnologia hanno avuto un progresso così rapido mentre l’uomo mantiene il suo primitivismo interiore?

Credo che l’essere umano odierno non possegga più vita interiore di quella che aveva diecimila anni fa e che le sue passioni non siano di meno e neppure sublimate, ma proprio al contrario, sono più pericolose che all’epoca delle caverne, dato che oggigiorno un’esplosione passionale senza controllo può distruggere il pianeta, e questo è un pericolo reale. La persona educata odierna non è interiormente più evoluta dei primi abitanti della terra, visto che il nostro cervello rettile risale a 250 milioni di anni fa e resta intatto nella sua struttura intrinseca.

Mi sembra che quello che manca è un elemento sconosciuto, la cui assenza impedisce la “totale visione” della vita.

Tuta la conoscenza a cui abbiamo accesso è frammentaria, la nostra mente è frammentata, il nostro io è composto da un’infinità di frammenti; e la nostra visione della realtà resta circoscritta ad un pollice quadrato di conoscenza. Dirigiamo bene il nostro piccolo spazio, ma ci sfugge tutto quello che accade. Le persone non si comprendono tra di loro perché ognuno difende il proprio e infimo territorio, che resta svincolato alla totale realtà a cui abbiamo accesso. Non è che per caso questa “totale realtà” sia riservata solo agli dei o ad esseri extraterrestri dalla privilegiata evoluzione? La verità è che la “totalità” è sempre alla nostra portata perché ne siamo parte, ma non riusciamo a vederla perché ce lo impedisce l’imperfezione del nostro strumento della conoscenza.

La nostra capacità cognitiva si ritrova afflitta da disordini funzionali che potrebbero trasformarsi in terminali, in quanto contempliamo solo una minuscola parte della realtà.

Gli acciacchi che ci scombussolano sono:

  1. Un carente stato di vigilia che ci impone a vivere in uno stato di “dormiveglia”, condizione crepuscolare nella quale falliamo nel processo di assemblare la realtà nei nostri cervelli.
  2. Un errato sistema educativo di tipo mnemonico, nel quale “veniamo insegnati” dal di fuori ma non impariamo dal di dentro, dovuto al fatto che il nostro io rimane passivo. 
  3. Lo stato di percezione sublimale che ci disturba continuamente, poiché l’eccezionale è la percezione in uno stato di vigilia superiore. 
  4. L’impianto informatico che abbiamo nei nostri cervelli, che è il mucchio di informazioni ricevute indiscriminatamente. 
  5. La quantità di informazioni “insubordinate” che abbiamo nei nostri cervelli. Questo si riferisce al fatto che detta informazione non è subordinata dall’io, ma dalla fonte di ciò che l’ha emanata.


Attraverso l’estrema semplificazione di questa esposizione ci possiamo rendere conto che, a ragion di logica, “non pensiamo”, visto che “veniamo pensati”. Infatti, come potremmo pensare se non siamo in grado di smettere di farlo? In questo modo ci trasformiamo in  espositori obbligati dalle informazioni che nel tempo si sono colonizzate nelle nostre menti, senza poterlo evitare con mezzi comuni. Dicendolo in altre parole: “Manchiamo della coscienza superiore perché questa non è una capacità innata, ma deve venire sviluppata”.

Chi afferma di trovarsi in piena coscienza ma non può smettere di pensare a volontà, si sta sbagliando. Ci sono molti livelli di coscienza a cui non abbiamo accesso perché non possediamo gli strumenti per riuscirci.

C’è chi erroneamente crede che certe droghe aumentino la coscienza, ma questo è falso, perché nessuna droga può far sì che una persona all’improvviso raggiunga più coscienza di quella che già possiede. Sostengo che ottenere uno stato di coscienza superiore è il compito più importante a cui deve attaccarsi l’essere umano per risolvere i suoi problemi contingenti e trascendenti. Solo tramite questa capacità possiamo aspirare ad uno sviluppo giusto ed equo, ad amministrare correttamente le risorse naturali del pianeta, ad unire tutti i paesi e tutte le culture ad un filo di amicizia e mutua collaborazione, ed a dichiarare la pace in tutto il mondo.

Credo che abbiamo bisogno di governanti saggi, nel senso della coscienza più che dei dottorati del sapere enciclopedico, che posseggano valori spirituali e morali superiori, integrità interiore, ampia visione della realtà e impersonalità. I paesi devono investire in morale e coscienza perché la morale smetta di essere noiosa per le persone, comprendendo che rappresenta un insieme di leggi naturali che devono venire rispettate per raggiungere una vita piena e di successo sia nel campo spirituale che in quello materiale.

Agire moralmente significa farlo in armonia con le leggi della natura e non pretendere di negarla per raggiungere la felicità, come mal consigliava di fare John Locke. C’è chi commenta che non c’è nessuna differenza tra “l’essere buoni o cattivi” e che si tratta solo di scegliere. Credo che la nuova morale si debba basare in postulati scientifici che dimostrino che l’essere cattivi è, alla lunga, un pessimo “affare” e che, al contrario, agire a seconda dei principi del bene è redditizio. Personalmente ho avuto il privilegio di comprovare scientificamente come certe violazioni morali provochino subito un calo di energie vitali, che è quello che spiego e stabilisco nel mio libro “Morale per il XXI Secolo”.

Sono convinto che le gravi violazioni morali provocano uno stato di caos e di disgregazione organica, energie che entrando in dissonanza con l’ordine e l’armonia naturale alla lunga provocano un danno cerebrale e organico ben più che serio. Anni di osservazione e di esperienza mi hanno convinto del fatto che la persona senza coscienza superiore è come un robot che cammina ala cieca lungo la vita, limitandosi ad eseguire il programma che risiede nel suo cervello.

Sono certo che a parte il fatto di esistere non può fare niente di più importante nell’ordine delle priorità che è lo sviluppo di una coscienza superiore.

Purtroppo questo argomento è stato manomesso da teorici che non comprendono cosa sia questa coscienza superiore e neppure ciò che davvero rappresenta: la porta d’ingresso al totale uso della mente. 

Darío Salas Sommer

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